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giugno

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La parabola dell'evasore(Giugno 2011)
Georgejefferson

C'era una volta un villaggio di 10 famiglie.
Tutti vivevano nello stesso luogo ed ogni famiglia pensava a se stessa,senza troppo curarsi degli altri,all'inizio sembrava che le cose andassero bene ma poi sorsero delle esigenze in più e ogni singola famiglia non riusciva da sola a soddisfarle tutte.
Fu cosi che dopo diverse riunioni si giunse alla conclusione di stabilire dei rapporti di lavoro tra le famiglie per meglio riuscire a raggiungere la soddisfazione di tutti.Il modello cooperativo mercantile funzionava,era basato su una sana concorrenza leale,il merito cresceva...solo che dopo un po' tutti capirono che senza una cooperazione anche solidale,le famiglie più sfortunate non avrebbero vissuto bene(eventi naturali potevano distruggere un raccolto,per esempio)…i luoghi dove vivevano...senza una manutenzione collettiva...andavano deperendo(compromettendo la qualità stessa di tutti)...e che alcuni più egoisti avrebbero potuto sfruttare il lavoro degli altri,si decise allora di creare un'entità astratta che rappresentasse tutti..un'entità istituzionale che si sarebbe occupata della giustizia nei rapporti...della salute della gente...della manutenzione dei luoghi dove vivevano con conseguente cura dell'ambiente e tante altre cose necessarie per il benessere generale.
Decisero di chiamare questa entità STATO,ed ogni famiglia avrebbe contribuito al suo svolgimento con una quota delle propri profitti lavorativi del 20%,ogni abitante si sentiva di appartenere a quell'entità chiamata STATO perche col proprio contributo partecipava ad esso,supremo rappresentante di tutti,e re distributore delle risorse.
Quel 20% di contributo venne chiamato TASSE ed esse furono viste benevolmente da tutti,come scelta volontaria di convivenza,sviluppo e tutela collettiva.
Lo stato andava gestito;quindi a turno un singolo membro di ogni famiglia andava periodicamente a gestirlo per conto e alle dipendenze di tutte le famiglie...
Un giorno un artigiano del villaggio si mise egoisticamente a sottopagare il lavoro dei suoi apprendisti e di fronte alle proteste di essi replico il fatto di essere lui il padrone della bottega..e se le sue regole non fossero piaciute..essi potevano benissimo andarsene,questo atteggiamento metteva gli apprendisti in una posizione di svantaggio,L'ente statale ebbe difficoltà ad intervenire in casi come questo,a meno di diventare uno stato dittatoriale e non più un tramite pacifico nei rapporti tra le genti,fu cosi che nella riunione mensile decisero all'unanimità di far entrare lo stato nel commercio,nell'economia del paese...ma non come possessore di tutti i mezzi di produzione(esso avrebbe creato scontento nell'individualità della gente,nelle loro aspirazioni a mercato libero,iniziativa e proprietà privata)ma come un'insieme di aziende collettive,cosi da poter entrare in concorrenza leale ed assorbire coloro che persero il lavoro per via degli egoismi individuali,o semplicemente quando il loro lavoro fosse ormai obsoleto riguardo al progresso,tutto si sistemo per il meglio.
Esso era il garante di tutti...ma anche un forte controllore del merito,riguardo a chi non voleva impegnarsi verso il proprio lavoro.
Ma sorse un ulteriore problema,i membri gestori della cosa pubblica(chiamati POLITICI)incentivati dal sistema del credito che permetteva il moltiplicarsi del debito...per mostrarsi giusti nel loro ruolo ed essere costantemente ri-votati come gestori,cominciarono ad usare il debito come strumento di propaganda facendo favori a tanta gente..comprese quelle persone che contribuirono a difendere quella degenerazione economica che permetteva l'incremento del debito incontrollato(il debito regolato e limitato,come incentivo allo sviluppo,era ragionevolmente considerato giusto)
Passarono gli anni..e lo Stato,da membro attivo nella comunità della produzione e propenso allo sviluppo per il benessere di tutti,divenne un peso per la gente,esso si era enormemente indebitato..Il famoso e giusto 20% di contributo per esso divenne forzatamente un 50% di esproprio dalla ricchezza del paese,e questo solo per far fronte agli interessi accumulati dal debito,il tutto si ingigantiva in un vortice senza fine perche per far fronte a tale sfacelo..lo stato non poteva più permettersi di curare le strade..le piazze..le malattie..la giustizia..l'istruzione...se non in piccola parte perche tutte le ricchezze conseguenti alle opere dello stato nell'economia..venivano sempre più svendute ai privati solo per il mantenimento del debito..figuriamoci la sua estinzione...la gente era sempre più scontenta ma non capiva bene tutto il meccanismo...la ricchezza creata dall'onesto e duro lavoro si spostava sempre piu nelle tasche di pochi individui ormai ricchissimi.
Un giorno un giovane si mise a dichiarare pubblicamente che le tasse fossero in larga misura un esproprio illegittimo,tutte le persone lo accusarono di come questa mentalità fosse la causa dei problemi della comunità...ancora albergava nell'inconscio collettivo il giusto sentimento riguardo alle tasse...viste ancora come un'istituzione saggia a favore di tutti e non riuscivano a concepire il suo punto di vista.
Fu cosi che si presentò davanti al giudice del villaggio per difendersi dalle accuse...con molta calma...disse:"signor giudice,noi tutti viviamo di una ricchezza sterile...essa e' figlia del futuro,dove noi giovani,i nostri figli e le generazioni future siamo stati indebitati senza chiederci il permesso...le tasse sono state svincolate dalla loro originale e saggia funzione,cosi come il denaro ed il credito...sig. giudice...le cause dei mali ci vengono sempre nascoste…non siamo noi gli evasori.







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