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ottobre

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La decrescita secondo i banchieri (Ottobre 2011)

di Mario Pezzella



Dovremo subire una nuova rivoluzione passiva, dopo quella che ha colpito il termine federalismo, e sentiremo parlare di decrescita da parte dei nuovi poteri? Una decrescita ridotta alla miseria condivisa da quasi tutti e all'arricchimento folgorante di pochissimi?
Nel suo significato originario, decrescita non significava pauperismo, austerità e regressione, ma una diversa qualità della produzione e dei consumi, capace di rispettare le risorse naturali e di impedirne la distruzione. Il termine sta ora subendo una vera e propria "rivoluzione passiva", ed è diventato un sinonimo della depressione che le manovre finanziarie stanno imponendo ai paesi deboli dell'Europa del Sud. In una possibile spartizione coloniale, la "decrescita" è riservata alla maggioranza dei popoli del Mediterraneo, mentre la "crescita" è l'ossessivo mantra dei padroni dell'Europa del Nord e delle élites loro complici. I due termini, invece di opporsi, come sembrava fino a qualche tempo fa, vengono a coesistere nella composizione di una nuova forma di società autoritaria. La depressione alla base della piramide è necessaria, perché lo sviluppo dei profitti continui al suo vertice.
In questo contesto, della parola decrescita si sta accentuando il senso negativo e privativo, invece che quello positivo e trasformativo: è comunque importante ricordare, al di là del termine, il suo significato: che,almeno per me,si identificava con l' "arresto" di un modo di produzione distruttivo e la "svolta" verso una qualità intensiva della vita.







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